1/08/2015

E' giusto piangere le vite stroncate di Charlie Ebdo

E' giusto piangere le vite stroncate di Charlie Ebdo, è giusto indignarsi contro un male che agisce con violenza estrema, è giusto scendere in piazza e rivendicare la nostra libertà. Ma è anche giusto chiedersi perché. Perché dei giovani europei cercano le risposte alle loro domande in una ideologia folle? Perché non hanno trovato altrove dei valori sani che colmassero la loro sete? Perché? Perché nonostante tutte le nostre libertà, la nostra civiltà non ha più valori e quei pochi che sono convogliati sono uno specchietto per le allodole. I valori sono usciti dal vivere comune per diventare qualcosa di privato e poco alla volta sono morti. Ma noi uomini ne abbiamo bisogno, perché, coscientemente o meno, ci facciamo delle domande ed abbiamo bisogno di risposte. E le risposte devono essere convincenti, devono farci volare l'anima, incendiare il cuore, devono metterci in cammino verso qualcosa di più grande. Cos'è oggi capace di questo? Il capitalismo? Lo show biz? Le star? La TV spazzatura? Gli show di cucina? La politica corrotta? Abbiamo perso la direzione, non vediamo più la stella. Siamo attratti dal piccolo e non dall'infinito. Forse è la fine di una civiltà o forse no, forse saremo in grado di sognare ancora e allora ci salveremo e salveremo i nostri figli. 

11/28/2014

Ascensore

Attendo l'ascensore al tredicesimo piano di un hotel. Devo scendere al secondo piano per fare colazione. L'ascensore si apre e vi trovo dentro un corpulento signore tedesco. Scendiamo. L'ascensore si ferma all'undicesimo per far salire una ragazza probabilmente tedesca. Fa un altro piano e si riapre per far salire un cinese con una bottiglia di vino aperta in mano. Scendiamo. Si ferma al settimo, il cinese esce, ma ne entrano altri due. Il cinese con la bottiglia si accorge che aveva sbagliato piano e rientra. L'ascensore si ferma al sesto e sale un altro cinese. Si ferma al quinto ed il cinese con la bottiglia esce ed urlicchia qualcosa ad altri cinesi sul piano. Scendiamo. L'ascensore si ferma al secondo piano dove scendiamo tutti tranne un cinese. Come si chiama l'autista dell'ascensore? 

9/25/2014

Sai provocare un sorriso?

Grazie per i sorrisi , soprattutto per quelli nella tempesta, quando è freddo e buio e un sorriso illumina.
Non c'è niente di più bello che provocare un sorriso, il suo ricordo ti riempie il cuore e voglio che il mio sia un album pieno dei sorrisi che avrò saputo provocare, non importa quando o come o di chi, li terrò per i momenti duri, per quando sembra tutto una fatica. Mi daranno gioia e mi scalderanno il cuore stanco. 
Un sorriso li', dove e quando non te lo aspetti, ti cambia la vita o quantomeno la giornata.
Sai provocare un sorriso? 

8/20/2014

La logica di Dio

La logica di Dio non è meritocratica nel senso umano del termine. Gli uomini hanno creato la meritocrazia per aumentare la propria autostima: chi fa di più e meglio è migliore, quindi ha diritto a ricevere di più. Dio non ha bisogno di aumentare la propria autostima. Dio e' immensamente buono, non valuta e non premia sulla base di parametri umani, ma lo fa sulla base della sua immensa bontà e misericordia. Dio inonda ogni fedele del suo immenso amore, sia che questo gli sia stato fedele tutta la vita sia che si sia convertito un attimo prima di morire. Per questo chi ha tanto peccato riesce ad amare Dio di più di chi si sente nel giusto, perché sente il calore del perdono, un calore e una gioia che nessun altro può dare. La possibilità vera di ricominciare. Chi si ritiene giusto, invece, pur osservando i precetti, pur pregando, pur aiutando il prossimo, fa difficoltà ad amare veramente Dio e spesso si sente offeso dalla sua infinita bontà, non ritenendo giusto di dover avere la stessa sorte di chi ha tanto peccato, lui o lei che invece ha sempre fatto sacrifici per esser fedele a Dio. E credo che qui ci sia uno snodo importante:è vero che Gesù ci ha detto che avremmo dovuto portare la sua croce, ma ci ha anche detto che vuole misericordia e non sacrificio. Forse, se crediamo di essere buoni cristiani perché ci poniamo molti limiti, allora forse dovremmo rivedere il nostro rapporto con Dio. Il suo giogo infatti è lieve e la gioia dovrebbe scaturire dai nostri cuori, nella consapevolezza, nonostante le nostre quotidiane fatiche, del suo immenso amore. 

6/24/2014

Hai mai visto le nuvole?

Hai mai visto le nuvole? Le hai mai guardate, veramente? Sono soffici banchi di neve arricciati. Sono sbuffi di fumo. Sono interminabili distese di cotone. Sono potenti e leggere. Possono chiudere, intristire, gettare ombra sopra ogni essere vivente ed oscurare la terra. Possono far filtrare un raggio di sole che dona un senso di infinito. Possono portare conforto nel caldo. Possono sconvolgere con la violenza delle loro deiezioni. Possono far crescere la vita e fulminarla. E probabilmente molto altro ancora. Hai mai visto le nuvole? Le hai mai guardate veramente..?

5/04/2014

Attimi di paradiso

Magari capita molto raramente, ma li riconosci solo quando ci sei dentro. Ti capita e basta, non li puoi costruire, e la sensazione che provi la ricordi per sempre. E una nostalgia che ti porti dietro , l'aspirazione a qualcosa di più grande, di più bello...di infinito. Quei momenti perfetti, dove senti di essere al posto giusto nel momento giusto, solo o con altre persone, nella tua stanza o in giro per il mondo. Perfetto. Vorresti starci per sempre. Attimi di Paradiso...

2/14/2014

Bestie a due zampe

Non so quando abbiamo smesso di guardare in alto. Ma quello che è certo è che non lo stiamo più facendo, anzi. Siamo incredibilmente attratti dal basso, come se avessimo perso qualsiasi aspirazione all'infinito e tutto quello che ci rimane è sesso e possesso. Si, perché sesso e possesso hanno sempre caratterizzato l'uomo, sono i suoi istinti primordiali. Sono gli istinti su cui puntano pubblicitari, politici, venditori e chiunque cerchi di trarre vantaggio da un altro essere umano. Ma mai come oggi siamo stati stimolati su questi punti con una tale intensità, mai come oggi vi è stato un costante ed insistente utilizzo di sesso e possesso in televisione, alla radio, sulla rete, ovunque. Salta qualsiasi altro valore che sia un po' più alto. L'affetto è valutabile in denaro, gli ideali possono essere messi da parte per una bella auto, l'amicizia è quantificabile in beni di consumo, l'italiano corretto non è più di moda... Non c'è limite agli esempi. E tutto questo ci sta precipitando in un'umanità bestia, un regredire veloce allo stato brado. Mai come oggi ci stiamo cascando in massa. Non ci sono barriere che ci trattengano. Nessuno cerca di stimolare la nostra mente, forse sarebbe tempo perso perché troppo atrofizzata per scorgere la bellezza di un paesaggio, di una poesia, di una prosa raffinata. Troppo atrofizzata per mettersi alla ricerca della Verità. Troppo concentrata a capire come comprare quella roba che vede ovunque per trovare il tempo di alzare lo sguardo e ricordarsi che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio. Che dobbiamo aspirare all'infinito, che dobbiamo renderci degni del nostro essere uomini. 

11/30/2013

I figli e Zebedeo

Chissà cosa ha pensato quel giorno il vecchio Zebedeo. Quel giorno i cui figli se ne sono andati lasciandolo lì solo sulla barca. Quel giorno come tanti in cui erano li a lavorare e ad un tratto si è ritrovato da solo. Scappati dal lavoro e dal padre per seguire un predicatore. "I soliti scansafatiche, pure di non lavorare se le inventano tutte" avrà pensato fra se' e se'. "Ragazzi ingrati, questa barca ci da' da mangiare da generazioni e loro non me vogliono sapere di impegnarsi... Che ne sarà sia questa famiglia quando me ne sarò andato io?..." Poi si sarà rimesso a lavorare, come sempre, solido, scolpito dalle fatiche, un po' stanco, forse deluso o forse rassegnato al comportamento dei figli. Un genitore, come tanti, che vuole quello che crede sia il meglio per i propri figli. Gesù sconvolge l'idea normale del meglio. Fa paura, serve sconsideratezza e pazzia per seguirlo davvero. Serve forza e costanza. Serve amore. Ma non dobbiamo fare da soli. Passa Lui a chiamarci. Basta seguirlo...


8/07/2013

Giornalista di regime

"Sono un giornalista di regime, 
so raccontare balle sopraffine, 
scrivo sui giornali d'opinione e 
su quotidiani a larga diffusione. 

Io fin da piccolino ero pronto 
a fare un dettagliato resoconto 
sulle marachelle dei bambini 
per avere dal maestro dei soldini. 

Ma quando io divenni grandicello, 
capii che potevo farmi ancor più bello 
se invece dello stretto resoconto 
avessi ampliato a naso un po' il racconto. 

Io della verità sono il costumista, 
la plasmo a mio piacer da grande artista: 
e se 4 e 4 fanno 8 
io giro i dadi e faccio 48".

Tratto da
"Giornalista di regime" Amici del vento





8/01/2013

una secchiata d'acqua

Esultare per questa sentenza è come esultare per la vittoria di uno scudetto a tavolino dopo vent'anni di sconfitte. Ma la cosa più incredibile è che anche i più incalliti contestatori del Cav. sono rimasti basiti, attoniti, quasi storditi. Perché la verità è che nessuno se lo sarebbe mai aspettato, nessuno dopo tutti questi anni. Nessuno, dopo tutto l'urlare, dopo tutte le piazze, dopo tutti i film, le canzoni, i manifesti, i processi mai finiti, nessuno si aspettava che accadesse veramente. Molti continuavano a ripetersi come un mantra che sarebbe finito in galera, ma dopo vent'anni di litanie, dopo vent'anni di sconfitte sul campo e nelle aule di tribunale,  anche chi continuava incessantemente a scriverlo, enunciarlo in TV o altro, lo faceva senza sapere di non crederci più veramente. Ed invece è successo, così, aspettato ma inaspettato allo stesso tempo, come una secchiata d'acqua che ci risveglia da un intorpidimento collettivo, da una situazione di stallo di decenni. Oramai la contestazione era diventata farsa, un timido teatrino e chissà, forse non lo sapevamo, ma è sempre stato così. Forse a nessuno interessava veramente che se ne andasse o forse nessuno aveva il coraggio di affrontarlo veramente. Il tempo e l'incancrenimento dello spirito e delle menti ha affievolito tutto, l'ha normalizzato, l'ha reso quotidiano. Ci ha portato a vedere, sentire e sopportare di tutto, sotto gli occhi di tutti, dell'Europa e del mondo. Ha tirato fuori il peggio dell'essere umano:l'avidità, la lussuria, la superbia, il narcisismo... Ci ha costretti, ci hanno costretti, lui e tutti gli altri che non sono stati in grado o non hanno voluto sconfiggerlo politicamente, ci hanno costretti a vivere in un paese senza punti di riferimento, senza senso dello Stato. Ci hanno fatto vergognare di essere Italiani. Hanno distrutto una cultura politica ed una identità collettiva. Hanno piegato il Paese sotto tutti i punti di vista. Sono da condannare tutti. È sarà inutile questa sentenza se non porterà ad una svolta forte. Ad una nuova politica. Alla rinascita dei valori, del senso dello stato. Probabilmente Berlusconi ha avvelenato lo Stato, ma ha trovato terreno fertile su cui attecchire e la sentenza di oggi forse non fa altro che constatare la guarigione del paziente contestualmente alla sua morte. 

7/31/2013

Lasciare tutto

È possibile provare una passione così forte da lasciare tutto, ma proprio tutto tutto, per seguirla? Senza compromessi? È possibile innamorarsi a tal punto di qualcosa o qualcuno da lasciare andare tutto il resto? È per tutto il resto si intende tutto quello cui siamo stati abituati dalla nostra nascita: le relazioni personali, le cose materiali che abbiamo ereditato e che ci siamo guadagnati nel tempo: la nostra casa confortevole, i nostri libri, la nostra televisione, il computer, internet, il cinema, la pizza, il gelato al cioccolato...potrei continuare all'infinito e ognuno potrebbe mettere il suo tutto, perché ognuno di noi ha accumulato nel tempo il suo tutto e ognuno di noi trema davanti alla realtà di dover lo abbandonare per sempre, o no? Eppure è questo che ci viene chiesto da Cristo. Amarlo a tal punto da  rischiare tutto per Lui. Ne saremo mai capaci? 

7/25/2013

Ei fu siccom vicino


Ei fu siccom vicino, garbato e assai carino e quando ci conobbe la tinta ci presto'. Poi sempre salutava, allegro chiacchierava e noi che pensavamo che forte lui rutto'! Non era molto lesto d'orecchio ed aumentava, da solo o coi parenti, il suo televisore, cosi' che sentivamo dal bagno tutto quanto e quante le partite di ogni divisione, e giu' forte a tifare  quand'anche stette male e fisso sulla sdraio dovea sempre restare. Noi lo ricorderemo, li' dal 65  sempre fiero lui e' stato, anche se i piemontesi l'avrebbero cacciato.

7/23/2013

Mail e velocità

Oramai non scrivo altro che mail, niente che ne superi la lunghezza o la profondità . Niente che sia meno efficace e sbrigativo. Oramai è difficile trovare qualcuno che legga altro, seriamente. Anzi, le stesse mail efficaci e sbrigative vengono lette superficialmente e quando qualcuno sbrodola o esagera con i particolari, la lettura salta del tutto. C'è una rapidità  tale nelle nostre giornate, che cerchiamo di velocizzare anche quello che è già  veloce, mandiamo tutto in fast forward, senza pensare. Decidere, agire, business, on call... Al massimo poi si fa una remediation (sigh!). E sì, perchè tutta questa rapidità  di lascia una scia di stupidità , di non detti, di fraintesi, di solchi che si allargano semplicemente perchè non abbiamo voglia di comporre un numero di telefono o di alzarci ed andare a trovare il vicino di scrivania. Isolati in un openspace. Scriviamo una mail se si parla di lavoro, se ho una domanda urgente. Ma ponimela a voce la domanda! Si, ma così rimane traccia! Pensiamo sempre che ci vogliano inculare. La paura dell'inculata fa fiorire le mail. E ci si ritrova in milioni in copia conoscenza, con giri di mail che tra domande, risposte, proposte, controproposte, smentite e rettifiche arrivano a dieci anni prima. Nel frattempo molti di quelli in cc hanno cambiato azienda..

2/17/2012

Vista totalizzante

La vista e' un senso totalizzante. Tutti i nuovi strumenti informatici puntano sulla vista, la tengono concentrata, ce la rubano, noi gliela concediamo felici, la sequestrano, ma non senza un prezzo. Ti mancano i colori come ti manca lo zucchero quando ne sei assuefatto. E vuoi tornare su quello schermo, fosse anche solo semplicemente per guardalo, contemplarlo imbambolato senza fare niente, senza pensare niente. Ma intanto non c'è riposo, non c'è sosta, per i tuoi occhi, per la tua testa, per il tuo corpo. Ti disidrati senza rendertene conto e ti ritrovi per terra, senza forze, con gli occhi stanchi, ma con un'incredibile capacita' di tenere le palpebre aperte, ancora un po', ancora un minuto, ancora quanto basta per la tua dose di luce.
Se ti concentri su altri sensi, anche la vista ritrova un suo senso generale. Non solo al servizio di un dio piatto e brillante, ma capace di coinvolgerci nello spazio tempo in cui siamo collocati. Capace di renderci consapevoli, anche solo inconsciamente, di ciò che ci circonda.

9/14/2010

Beati beoti

È sempre brutto fare la parte dei pessimisti, ma non lo siamo gratuitamente. Capita di ascoltare, guardare, magari anche di sfuggita, per un attimo ed in quel mentre sopraggiunge istantaneo un sussulto. Come un moto di ribellione si sveglia improvviso dentro di noi, ci agita, ci fa gridare allo scandalo, all'idiozia, all'iniquità. Ma istantaneo se ne torna indietro, ricacciato dal buon senso, dalla volontà di adeguarsi ai tempi, alle mode, alla vita che, nonostante tutto, va avanti. Sì, ma come? Come va avanti? Perché se ci limitiamo a voler vivere allora forse va bene così, ma se vogliamo vivere da uomini, allora non possiamo lasciarci trascinare dalla fiumana di beati beoti che affollano il mondo civilizzato. Eppure è molto semplice: basta accomodarsi, basta lasciar fare, lasciarsi guidare, abbandonare un po' per volta il senso critico, se mai l'abbiamo avuto. Perché la vera tragedia è che sempre meno persone riescono a svilupparlo. Sempre meno persone sarebbero capaci di creare pensieri alternativi a quelli che sentono in televisione o leggono sui giornali. Sempre meno persone sono capaci di analizzare e comprendere veramente il senso complessivo, di avere una visione d'insieme. Ma se ci riduciamo a branchi di pecore, chi sarà il pastore? Se consacriamo la nostra vita ad un mondo che crediamo il nostro, ma che in realtà altro non è che uno schermo tanto bello quanto falso? Tanto colorato quanto triste? E quanto è triste quest'essere visto da fuori, convinto magari anche di essere un rivoluzionario, che critica e battaglia incessante contro il presunto nemico, senza capire che fa tutto parte del gioco. Senza capire che anche il suo dissenso è pilotato. Forse si arriverà ad una forma di democrazia totalitaria, dove in realtà non conta chi vince le elezioni, anche se ci si continuerà ad insultare, ma a cascarci saranno solo gli elettori. Forse si riuscirà talmente bene a diseducare le persone che nessuno si renderà più conto di venir preso in giro, di venire raggirato, ma, anzi, penserà che sia tutto fatto per il suo bene. Il suo e quello della Nazione, del mondo intero anzi. Forse si arriverà a quel punto, forse ci siamo quasi. Ma non si creda potrà durare a lungo. E non solo perché c'è gente sveglia non ancora ipnotizzata che arriva ed arriverà a frotte da fuori. Ma anche perché se pure un giorno tutti fossimo cotti a puntino, allora la razza umana sarebbe prossima all'estinzione. E se sentiamo frasi in italiano scorretto, dannazione, correggiamole!

6/22/2010

Qaddafi "adopts" Italian mountain town


Muammar Qaddafi has eradicated and restructured the Libyan calendar, publicly supported international terrorism and then called the Security Council the "terror council," ordered an entourage of virgin bodyguards and a Saharan camel to accompany him to public events, and even demanded that the U.N. abolish Switzerland.

So what's the next move from the maniacal megalomaniac? The most shocking of all: a random act of kindness. Colonel Qaddafi has personally procured a plan to save a fledgling Italian town, ostensibly harboring no motivation in the project aside from altruism and affection.

The fateful meeting between Qaddafi and his newly adopted medieval mountain town was love at first sight. Last year, while traveling to the G8 Summit, Qaddafi feared the recent 6.3 magnitude earthquake had weakened the infrastructure in central Italy and demanded his caravan take a detour. The new route took Qaddafi through the financially struggling town of Antrodoco, where the 2,800-person population showed him such warmth and hospitality that he reportedly declared, "You have entered my heart and I won't forget you." Promptly after his return home, Qaddafi sent his Roman ambassador and various other envoys to the village with promises of building luxury hotels, clean-water manufacturing plants, and a sports complex, and a general commitment to facilitating improvements in tourism and employment rates. A week-long conference to discuss the plans is now in the works.

It's a bit difficult to imagine Qaddafi and his motorway pulling around a mountain bend somewhere in Italy, the Libyan leader emerging from the depths of his flashy limousine -- decked out in his floor-length cape and Miami Vice-inspired G8 Summit suit, no less -- as Antrodoco's knight in shining armor. Then again, it was difficult to imagine him inviting five-hundred models to an evening out on the town, only to give each a personal copy of the Koran and attempt to convert them to Islam. Touché, Colonel -- you've surprised us again.

Qaddafi "adopts" Italian mountain town | FP Passport

Qaddafi "adopts" Italian mountain town | FP Passport

4/13/2010

It happens sometimes

"It’s so irrational. It’s like you’re in a village of Hottentots who look up and see an airplane — when everybody else is using airplanes — and they say, ‘No, we won’t do it, it’s too scary.’"

3/29/2010

Perdite

Non mi ero accorto di quanto fosse diventata piacevole, la compagnia. Finchè non ne sono rimasto senza. Come sbacalito di fronte ad un vuoto che non sapevo di dover colmare. Come stranito e disorientato di fronte ad una sensazione lieve di abbandono. Faccio quello che faccio di solito, con i soliti tempi, la solita metodologia. Ma non c'è nessuno insieme a me a compensare i miei vuoti, a scandire il mio con il suo tempo lento. Nessun senatore alle terme, nessun inglese per il thè delle cinque, nessun maniaco compulsivo da scherzare, nessuno con cui potersi lamentare. Un lieve abbandono. Uno strascico di socievolezza...

Romania, l'horror estremo (Corriere della Sera 29 marzo 2010)

Dario Fertilio racconta l’esperimento carcerario di Pitesti nel libro "Musica per lupi"

Aleksandr Solgenitsin «il più terribile atto di barbarie del mondo moderno»

Romania, l'horror estremo

Dario Fertilio racconta l’esperimento carcerario di Pitesti nel libro "Musica per lupi"

La vicenda raccontata in forma narrativa da Dario Fertilio in «Musica per lupi» si è svolta in Romania, nel carcere di Pitesti, fra il 1949 e il ’52, sotto la dittatura filosovietica. Al centro delle torture ininterrotte che avevano lo scopo di edificare «uomini nuovi», degenerate in sadismo e blasfemia, si distinse il detenuto Eugen Turcanu (foto sotto), poi fucilato con i complici per nascondere la verità. Sulla vicenda, sinora tenuta segreta e definita da Aleksandr Solgenitsin «il più terribile atto di barbarie del mondo moderno», il regista Sorin Iliesiu sta girando un film in Romania

Eugen Turcanu
Eugen Turcanu
La cittadina romena di Pitesti, situata un centinaio di chilometri a nord di Bucarest, può sembrare un posto come tanti altri; persino una località relativamente amena, dove «il solito grigio dell’est, la vernice che un tempo ha ricoperto tutto» trasformando i vecchi quartieri in file di tetri casermoni, è mitigata dalle colline circostanti e, più oltre, dalle sagome ammantate d’abeti dei Carpazi che si possono ammirare dalla terrazza superiore; una località dove ogni aprile si svolge una mostra internazionale dedicata ai tulipani, in occasione della quale le fontane inscenano giochi d’acqua e di luci e le bambine sfilano nei costumi tradizionali per celebrare la festa della primavera. Difficile credere che questo scenario di normalità nasconda la memoria dell’orrore; eppure proprio qui, a Pitesti, sorgeva un tempo un carcere speciale per la «rieducazione» dei prigionieri politici, nel quale, tra il 1949 e il 1952, furono commesse atrocità tali da costringere persino il non tenero regime di allora a intervenire per porvi un termine, punendone i responsabili. Non atrocità isolate; piuttosto, un organico e coerente sistema di tortura fisica e morale, affidato non alle guardie, ma agli stessi detenuti già «rieducati», che si trasformavano in implacabili aguzzini dei loro compagni.

A questo tremendo episodio della storia novecentesca Dario Fertilio dedica il suo nuovo libro, Musica per lupi (Marsilio, pp. 172, € 15), una tesa, sconvolgente narrazione nella quale i documenti storici sono rielaborati con esiti di grande intensità espressiva. Un libro sugli orrori del totalitarismo, certo: tema al quale Fertilio ha già dedicato altre volte la sua attenzione. Qui però sembra che l’aspetto ideologico costituisca il punto di partenza per una più profonda e radicale indagine, non tanto da storico quanto da scrittore, sull’abisso che l’animo umano può albergare e che in certe circostanze si spalanca, travolgendo ogni resistenza morale e intellettuale: «un luogo smisurato che alimenta sogni, ricordi e creazioni elevate; ma anche idee mostruose e azioni inumane».

A sfigurare i detenuti di Pitesti sino al completo annientamento della coscienza e della personalità è senza dubbio la serie implacabile di tormenti fisici che si protrae giorno e notte, senza interruzione; è l’umiliazione delle «confessioni» forzate in cui si è costretti a denigrare se stessi e le persone care e a rinnegare qualsiasi fede o principio in nome della nuda sopravvivenza; ma più ancora (e appunto questo distingue l’«esperimento» di Pitesti da altri episodi analoghi) è la torbida, irresistibile seduzione esercitata dal male sulle proprie vittime. Eugen Turcanu, il capo e ispiratore della squadra di detenuti-aguzzini, colui che ne crea e ne perfeziona i metodi con minuziosa crudeltà, trasformandoli in una sorta di mistica della tortura, sembra perfetto per esercitare il ruolo del seduttore: con il suo fisico atletico e gli occhi azzurri abitati da una luce di perversa spiritualità, più che ai demoni orrendi dell’iconografia medievale somiglia a Lucifero, all’angelo caduto; e spesso al terrore che i prigionieri provano per lui vediamo mescolarsi una morbosa forma d’amore.

Non per caso Fertilio, all’inizio del libro, menziona il marchese de Sade e paragona il carcere di Pitesti al castello delle 120 giornate di Sodoma, il luogo emblematico «dove la più sfrenata fantasia distruttiva ha modo di manifestarsi»; ma a questa fantasia distruttiva corrisponde, nell’animo di chi la subisce, un’altrettanto potente vertigine autodistruttiva che fa della vittima stessa un complice del proprio annientamento. È come se qui la psicopatologia desse una mano alla storia (o alla psicopatologia della storia, se vogliamo considerare così le aberrazioni dei regimi totalitari) per consentirle di scrivere le sue pagine più cruente.

È un lungo, atroce rito orgiastico quello che per circa tre anni è stato celebrato a Pitesti sotto la regia di Turcanu: una versione estrema, quasi didatticamente esasperata, di quell’impulso alla negazione di sé che a volte spinge interi popoli a consegnare entusiasticamente la propria libertà nelle mani del dittatore di turno. Fertilio ci mostra all’opera questo meccanismo non tra le masse, ma nelle pieghe più riposte delle coscienze individuali e tra gli spasimi di corpi martoriati; e proprio qui la denuncia cede il campo a una sorta di sgomenta pietà. «Eravamo tutti dannati», dichiara un personaggio sopravvissuto a Pitesti. «E tutti innocenti»; perché «oltre certi limiti di sofferenza... non si può continuare a essere uomini».

Paola Capriolo
28 marzo 2010(ultima modifica: 29 marzo 2010)